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Rocce e detriti PDF Stampa

Fessure nelle rocce o aridi detriti sono ambienti in cui la sopravvivenza richiede alle piante adattamenti molto spinti per sopportare la mancanza d’acqua, la scarsa diponibilità di nutrienti o le elevate escursioni termiche: ne sono esempio le piante a cuscinetto, come la Silene acaule (Silene aculis), o a foglie carnose come il Semprevivo (Sempervivum).

Genziana tra i detriti
Genziana tra i detriti
Su rocce calcaree, quali i calcescisti o i marmi dolomitici che qui affiorano molto estesamente, ritroviamo la Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata), sulle cui foglioline si accumulano piccole incrostazioni calcaree dovute all’eliminazione dei sali in eccesso, la precoce Sassifraga a foglie opposte (Saxifraga oppositifolia) o la Vedovella celeste (Globularia cordifolia).
Sulle rocce silicee, tra gli gneiss ricchi di quarzo, crescono due specie a cuscinetto poco diffuse, e di grande bellezza, che fioriscono precocemente fino ad alte quote: l’Eritrichio, o Non ti scordar di me nano (Eritrichium nanum), dai fiori color azzurro intenso che i francesi chiamano, per la sua bellezza, “Roi des Alpes (Re delle Alpi)”, e l’Androsace di Vandelli (Androsace Vandellii), dai piccoli fiori bianchi. Quest’ultima specie deve il nome attuale a Emilio Chiovenda, insigne botanico ossolano nativo di Premosello, che nel 1919 rese giustizia al primo scopritore, il botanico italiano Domenico Vandelli, che la descrisse nel 1763.

La nuova specie ebbe nome “Aretia multiflora Vandellii” con una pubblicazione di A. Turra nel 1771. Successivamente fu però per errore nuovamente descritta in una pubblicazione nel 1822 come nuova specie, col nome di Androsace multiflora. A seguito dell’attenta ricostruzione da parte di  Chiovenda, la piccola specie ebbe il suo nome definitivo, che per esteso è oggi “Androsace Vandellii (Turra) Chiov”.

I detriti si originano dalla disgregazione delle rocce, e possono essere caratterizzati da condizioni molto diversificate, secondo le dimensioni dei frammenti, la natura geologica, la stabilità, l’altitudine, l’esposizione.

Nei detriti calcarei, tra grandi blocchi crescono ad esempio colonie di Doronico dei macereti (Doronicum grandiflorum), mentre su detrito più fine la Linaiola alpina (Linaria alpina), dalla corolla viola macchiata di arancione, l’Arabetta cerulea (Arabis caerulea), o la Campanula del Moncenisio (Campanula cenisia). Nel Binntal, tra rocce e detriti calcarei è facilmente osservabile una piccola crocifera, la Matthiola valesiaca (Violaciocca del Vallese), dai petali violetti con bordo ondulato.

Tipici dei detriti silicei sono invece, tra i grandi blocchi, il cavolaccio lanoso (Adenostyles lucophylla) o il Doronico del granito (Doronicum clusii). Lungo i sentieri ricavati in ambienti pietrosi facilmente incontreremo anche una piccola campanula dal bordo della corolla caratteristicamente inciso: si tratta di campanula incisa (Campanula excisa), una specie endemica (cioè caratterizzata dalla distribuzione in un’area geografica limitata) distribuita tra le montagne del Mischabel, il massiccio dell’Aar, Alpi Ticinesi, Monte rosa. Sui detriti più fini è frequente l’Acetosa soldanella (Oxyria digyna), che forma talvolta estesi popolamenti sui macereti alla base delle pareti, riconoscibili da lontano per il colore rosso mattone.

 
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